Secondo un’indagine realizzata dal Cna su un campione di 732 imprese, una piccola impresa italiana su tre ha introdotto delle innovazioni per reagire alla crisi economica.
Crisi che ha avuto un impatto durissimo sulle imprese del nostro Paese, molte delle quali sono state costrette a chiudere.
L'impatto della recessione ha colpito in modo diverso i settori dell’economia italiana: in primis il settore manifatturiero, che ha perso il 7,5% delle imprese e ha visto ridursi il proprio valore aggiunto del 17,5%.
La crisi economica ha costretto le micro e piccole imprese manifatturiere italiane a fare delle scelte. Secondo l’indagine del Cna, ad esempio, il 67% ha adottato strategie difensive: oltre il 50% ha ridotto i costi di produzione, sacrificando gli investimenti, e poco meno del 17% ha provato a salvaguardare le capacità produttive.
La distinzione tra imprese che hanno giocato all’attacco, o in difesa, fa emergere l’importanza e il ruolo strategico assunto degli investimenti, come strumento per superare la crisi. Dalla indagine emerge, infatti, che le imprese che si sono difese hanno avuto poche opportunità di crescita durante questi anni, contrariamente alle imprese che invece hanno saputo innovarsi. Il 10.5% di queste ultime hanno introdotto nuovi processi di produzione mentre il 22,5% hanno deciso di offrire prodotti e servizi originali e diversi.
L'innovazione si è dimostrata quindi una scelta azzeccata ma non la soluzione definitiva, affinché le imprese italiane riescano a superare la crisi. Per raggiungere questo obiettivo infatti sarà necessario un maggior sostegno agli investimenti nella innovazione, tutela dei marchi e valorizzazione del Made in Italy.


